Il Popolo della Famiglia tra #Unione europea ed Est: Monsignor Negri, Fabio Torriero e Mario Adinolfi alla presentazione del libro di Giuseppe Brienza

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Comunità internazionale e ruolo degli Stati. L’attuale fase storicaè il titolo del libro di Giuseppe Brienza appena uscito, con Prefazione di Mario Adinolfi, per i tipi dell’editrice scientifica “Aracne” (Roma 2016, pp. 134, € 12). Si tratta di un’opera di ricerca storico-giuridico-politica adatta soprattutto ad insegnanti, ricercatori, politici e operatori, ai vari livelli, nel sociale e nelle organizzazioni internazionali, che indaga l’evoluzione della società globale, e dell’Unione europea in particolare, dal punto di vista geopolitico e dei diritti umani. Argomento che non può non interessare tutti i credenti e, naturalmente, i rappresentanti di Chiese e confessioni cristiane, che vedono la libertà religiosa a rischio sotto vari punti di vista.

Per questo motivo l’ospite d’eccezione della presentazione del libro che si è tenuta sabato scorso a Roma presso il Centro Congressi “Cavour”, è stato l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa Luigi Negri, il quale ha trattato nel suo intervento l’impegnativo tema “Terrorismo e convivenza civile in Europa”.

Dopo i saluti iniziali rivolti ai partecipanti dal vice presidente dell’associazione “Non si tocca la Famiglia” e Coordinatore Nazionale del Popolo della Famiglia Nicola Di Matteo, che ha sottolineato come nell’opera di Brienza risalti «l’accuratezza della ricerca e la passione per il bene comune», l’analisi di Mons. Negri è partita da una “presa d’atto” necessaria. Per trattare il tema “religione e politica”, infatti, ha affermato l’Arcivescovo che è stato allievo e grande amico di Mons. Luigi Giussani (1922-2005), «occorre che prendiamo atto che si è conclusa una fase drammatica, quella dell’antropologia laicista. Le nostre Chiese hanno dovuto patire nel Novecento la terribile compagnia dei totalitarismi ma, subito dopo, sono state travolte dalla tragedia di una politica europea totalmente autonoma dalla dimensione religiosa». Ma nonostante gli eventi e le derive degli ultimi due decenni, non si è ancora capito bene, ha aggiunto Mons. Negri, che le origini della “mala pianta” dell’antropologia laicista derivano anche dalla grande rottura del XVI secolo, e quindi dalla c.d. Riforma protestante. «Con Lutero – ha detto l’Arcivescovo – la dinamica del credere si fa un evento eminentemente soggettivo. Una differenza che i cattolici non possono dimenticare perché, solo così, è possibile impostare un serio dialogo, oggi».

Secondo Mons. Negri, infine, il merito di analisi come quelle contenute nel libro “Comunità internazionale e ruolo degli Stati”, sta anche nell’evidenziare, dal punto di vista etico-giuridico, che «il rapporto tra religione e politica va riassunto alla luce della tradizione civile e religiosa europea e della grande stagione della Dottrina sociale della Chiesa. La vita politica nazionale e internazionale, insomma, deve necessariamente confrontarsi con la dimensione religiosa, senza che la Chiesa invada la dimensione socio-politica, ma facendo in modo però che essa dia credito a chi se ne occupa in maniera seria e responsabile dal punto di vista cristiano».

Il moderatore dell’incontro, il giornalista Fabio Torriero, nel suo intervento sul “Ritorno degli Stati? L’attuale fase storico-politica della comunità internazionale e le sfide globali”, ha sottolineato i presupposti della relazione di Mons. Negri, delineando quelli che appaiono i tre cardini dell’attuale crollo della costruzione politica dell’Europa: «la crisi economica e d’identità, l’incapacità di gestire i flussi migratori e la minaccia del fondamentalismo islamico». Tutto ciò, ha giustamente osservato Torriero, «Ci fa interrogare come europei, perché gli Stati nazionali non possono essere neutri, neutrali, rispetto ai valori di fondo di una Comunità, alle identità sociali, come vorrebbe l’attuale Unione europea. Può l’autorità politica ridursi a una sorta di “vigile notturno” che fa passare tutto e tutti?».

Molto importante, secondo il direttore della testata on line “Intelligonews”, la parte del libro di Brienza che mostra la valenza, dal punto di vista istituzionale, giuridico e culturale, delle Costituzioni e degli ordinamenti degli Stati dell’Europa dell’Est, sottolineandone una loro “particolarità”, «ovvero la tenace resistenza alle pressioni eurocratiche contro sovranità, famiglia e vita che, vale la pena chiedersi: rappresenta un retaggio del loro passato e della loro storia oppure si tratta di ordinamenti che possono costituire un nuovo modello per l’Unione europea?». Secondo Torriero la futura integrazione politico-economica di quest’ultima, infatti, potrebbe ipotizzarsi «come libera federazione di Stati indipendenti e sovrani. Oppure rischiamo di cadere in una nuova “guerra fredda” o, peggio, in una nuova “guerra santa”, causata peraltro da quell’universalismo laicista che ci vorrebbe tutti europei senza identità morale e religiosa e, come lavoratori, come tutte pedine precarie senza identità sociale, tutti “fluidi”, insomma, abitanti di nessun luogo. Tutti i popoli, per questa impostazione, dovrebbero divenire completamente “fungibili”, ingranaggi di un grande sistema in mano a pochi. L’imperativo categorico di questa Europa, in definitiva, va rigettato perché ci vorrebbe tutti uniformare negli stili di vita, nella cultura, nel cibo, nel sesso».

adinolfi-alla-presentazione-del-libro-di-brienzaIntervento finale del convegno è stato quindi quello di Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia. Trattando nella sua relazione di “Terrorismo e convivenza civile in Europa”, Adinolfi ha preannunciato un suo prossimo libro sui temi dell’identità cristiana, delle radici culturali dell’Europa e delle sfide globali che ci attendono. Ha quindi denunciato le minacce e le violazioni alla libertà di pensiero e di espressione che stanno subendo, a causa dell’ideologizzazione dei grandi media, i Cristiani in Italia e in tutto l’Occidente, con il pericolo alle porte che, ha giustamente osservato, «In una società senza Dio l’uomo non ha futuro!».

Il direttore del nostro “La Croce quotidiano”, quindi, ha citato il grande scrittore russo Fëdor Dostoevskij per spiegare l’atteggiamento che, a suo (e nostro) parere dovrebbero assumere oggi i Cristiani impegnati nei media, nella società, nell’insegnamento e nella politica. La figura di Cristo ha sempre dominato la mente di Dostoevskij, soprattutto dopo la sua condanna alla pena capitale tramutata all’ultimo momento a lunghi anni di lavori forzati in Siberia: Per questo, ha ricordato Adinolfi: «In un appunto di quel periodo lo scrittore ha scritto: “Se mi si dimostrasse che Cristo non è nella verità, e se fosse dimostrato matematicamente che la verità non è in Cristo, preferirei comunque restare in Cristo che con la verità”. Ecco, anche noi siamo chiamati oggi a questa scelta!»

Contro la dittatura del pensiero unico, “stare con Cristo”, significa anche rimettere la Persona umana al centro. E, non ci sono “mutamenti” della cultura che tengano, la Verità non è il passato è il futuro della nostra Civilità, è eterna, ha detto Adinolfi. Se l’uomo perde Dio, infatti, perde anche se stesso. Occorre onestà, ed è questo che fa difetto a molti Cristiani impegnati nell’agone pubblico, ancor più della prudenza, che talvolta è confusa con la convenienza!

I temi affrontati nel libro di Brienza, ha concluso il presidente nazionale del PdF rivolgendosi ai molti simpatizzanti e dirigenti del Movimento presenti nella sala, rispondono esattamente alla esigenza di recuperare uno spazio politico identitario, per tutti coloro che si riconoscono nei Valori della difesa della Vita e della Famiglia naturale, e dovrebbero interpellare particolarmente la coscienza dei Cattolici: «Tutti siamo responsabili e tutti dobbiamo avere il coraggio nei propri ruoli, compreso chi ha responsabilità ecclesiali».

In perfetto clima di radicamento e riscoperta delle identità culturali e religiose, ha concluso la mattinata del Centro Congressi “Cavour”, che è stata anche trasmessa in diretta sul “Popolo della Famiglia Tv” (al momento in cui scriviamo le visualizzazioni del filmato sono arrivate quasi a 4mila) il poeta romanesco Mauro Rotunno. Per l’occasione l’amico “NeoPasquino” ha composto una prosa bellissima, intitolata “La religione rovesciata”. Eccone il testo, fornito in esclusiva per “La Croce quotidiano”:

«Ner monno er nulla avanza

l’appiattimento totale de l’omo

ridotto er cervello in una stanza

semo tornati a magnasse er pomo

Tutto è fluido tutto è relativo

la vita e la morte nun so gniente

tutto è permesso er nulla fatto divo

persa la natura der core e de la mente

Nun c’è più er bene nun c’è più er male

se sta a tocca l’arbero de la vita

er gniente fatto dio ne l’essenziale

C’è ‘n rigurgito antiumano

de lobby perse che vanno de prescia

‘ndo se deve schiaccià er cristiano

e da culto al laicismo religione a la rovescia».

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La conclusione di questo articolo, scritto da una madre e sposa e convinta sostenitrice del Popolo della Famiglia com’è la sottoscritta, non può dunque che essere quella ripetuta un po’ da tutti noi a partire dall’inizio della spericolata avventura intrapresa a Roma l’11 marzo 2016 (fondazione del PdF): «A noi la battaglia, a Dio la vittoria!».

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