Tecniche Gay-stapo per l’eliminazione delle voci scomode

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E’ stata bloccata da Facebook la rassegna stampa quotidiana di Mario Adinolfi “Stampa e Vangelo”

Dopo 4 mesi di trasmissione quotidiana, con picchi di 17mila visualizzazioni complessive, la rassegna stampa di Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia (PdF) e direttore del quotidiano “La Croce”, stamattina non andrà in onda.

Proprio alla vigilia del referendum costituzionale del 4 dicembre, al quale il PdF voterà e sta facendo campagna per il NO, il profilo persinale Facebook di Mario Adinolfi è stato bloccato per un mese, aggravando mediaticamente la vicenda già gravissima delle minacce di morte ricevute da Adinolfi dopo la raffigurazione calunniosa su un gioco da tavolo recentemente lanciato in commercio.

Bloccando il profilo del leader del PdF sono state bloccate inoltre tutte le pagine di cui Mario Adinolfi è amministratore, tranne quella “Amici di Mario Adinolfi”, dalla quale al più presto il giornalista riprenderà le dirette non appena possibile. Per garantire il rispetto della libertà di opinione ed il maggiore pluralismo politico nel nostro Paese, il PdF sta promuovendo una campagna sui social per diffondere e cliccare “mi piace” all’ultima pagina rimasta a Mario Adinolfi: www.facebook.com/amicidimarioadinolfi.

Ma cosa sta succedendo su Facebook? Noi facciamo una ipotesi.

Facebook è una società privata che vende pubblicità.

In caso di un eccesso di proteste riguardanti un singolo profilo, Facebook non vuole correre rischi di azioni legali o di fastidiosi abbassamenti del fatturato. Conseguentemente,  preferisce cancellare il profilo generatore di “problemi” senza farsi troppe domande.

Questo comportamento è ben conosciuto dalle lobby di potere che arruolano squadre di “guastatori informatici” specializzati nel disturbare le discussioni che non gli sono favorevoli.

Specialmente per le associazioni che ricevono lauti finanziamenti da personaggi tipo il sig. Soros,  non è difficile mantenere una decina di giovani informatici che, con l’ausilio di adeguati programmi, gestiscono migliaia di profili fasulli dediti all’insulto, all’aggressione ed alla censura.

Dato che è ridicolo pensare che Facebook creda veramente nella necessità di punire chi lamenta malcelati inviti alla sua eliminazione fisica, noi riteniamo che Mario Adinolfi sia stato vittima di questo meccanismo.

Non è possibile sapere quale lobby abbia attaccato Mario Adinolfi. D’altro canto è impossibile non notare che questo ulteriore attacco si inquadra perfettamente nella campagna di invito all’omicidio orchestrata dal sito Gayburg a partire da Luglio 2016 di cui nel seguito pubblichiamo alcuni brani.

Quella che segue è la reazione di Mario Adinolfi.

Concordava con Mario anche Marco Tosatti, giornalista del quotidiano la Stampa, il cui articolo  è stato però rimosso dal sito del quotidiano.

Non possiamo non notare che queste “cancellazioni” sono normalmente il risultato di adeguate pressioni.

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Ora, con il gioco di carte, la campagna di invito all’omicidio.

Ed infine, la sospensione del profilo Facebook che Mario usava per protestare.

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