REFERENDUM ATAC: L’INVITO AL “NON-VOTO” DEL POPOLO DELLA FAMIGLIA

Domenica 11 novembre i cittadini romani saranno chiamati a esprimere un loro parere sul referendum comunale consultivo sul destino di Atac, l’Azienda per la mobilità romana della quale il Comune è il principale azionista ed ha accumulato per colpa della partitocrazia e del malgoverno oltre 1,3 miliardi di debiti.

Promosso dai Radicali italiani, è diretto in sostanza a mettere a gara il servizio dei trasporti della Capitale.

Il Popolo della Famiglia-Roma invita a non votare ad entrambi i due quesiti referendari proposti in quanto “contrappongono pubblico e privato in maniera astratta ed ideologica”.

“Non facciamoci ammaliare dalle sirene di chi considera il Sistema Pubblico negativo per partito preso, perché sappiamo che esistono aziende del trasporto locale che riescono a conciliare qualità e completezza del servizio con la necessaria redditività”.

Questo ha dichiarato l’ing. Francesco Garroni Parisi, già candidato del PdF alla presidenza del III Municipio di Roma e dirigente politico del movimento di Mario Adinolfi e Nicola Di Matteo.

“Non ci appiattiamo sulle idee di chi considera il Privato la panacea di tutti i mali – ha aggiunto Garroni Parisi -, avendo visto come certe cosiddette privatizzazioni (emblematico il caso autostrade) tendano a considerare il profitto piuttosto che la necessità d’investire per la sicurezza.

Il referendum oltretutto è stato recentemente depotenziato da un atto della giunta Raggi che ha prolungato la scadenza dell’attuale contratto con ATAC fino a dicembre 2021, pochi mesi quindi dopo la scadenza del mandato dell’attuale governo locale (giugno 2021), sancendo di fatto di non volersi occupare della questione ma di volerla rimandare a soli proclami da campagna elettorale”.

Il Popolo della Famiglia propone responsabilmente di non andare a votare con l’obiettivo di far fallire un referendum ideologico e ritenendo che l’unica soluzione percorribile per il miglioramento del servizio di trasporto pubblico locale a Roma ed insieme per il risanamento di un’azienda che rappresenta un asset centrale dell’economia laziale (ATAC è un’azienda con 11.000 dipendenti) sia quella di avviare una fase di buon governo dell’azienda stessa, garantendo un controllo attento del bilancio e delle modalità di assunzione, guardando alla professionalità del personale e del management più che all’appartenenza politica.